Leggere gli avversari nel poker – Parte seconda

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Dopo aver letto la prima parte di come leggere gli avversari nel poker, oggi andremo ad analizzare la seconda parte dell’aspetto più introspettivo del poker, e forse più affascinante: l’analisi del comportamento avversario.

Lo studio dei metodi di gioco avversari può fornire un enorme vantaggio a qualsiasi giocatore sia in grado di farne uso: ovvero la maggior parte dei competitor che sistematicamente popolano i tornei più prestigiosi. Proprio per questo si è propensi a determinare il profilo del giocatore, i suoi punti forti e naturalmente il tallone d’Achille del quale poter approfittare.

I commenti critici e più in generale una parlantina particolarmente acuta non sono sempre segno di grande esperienza, al contrario: un giocatore silenzioso tende a lasciar trapelare molto meno riguardo la sua personalità.

L’Heads-up è una carta vincente soprattutto se sei in presenza di giocatori che mostrano evidente inesperienza. Si tratta infatti di una fase in cui non è raro vedere avversari che, presi da un attimo di confusione sul come agire e di conseguenza incapaci di gestire le loro puntate, tendono a non puntare quasi mai se non in rari ed evidenti casi in cui sentono che possono trarne profitto con minimo margine di errore.

Tale attitudine comporta una serie di passaggi a vuoto in cui ci si limita a vedere, potendo approfittare della possibilità di prendere nota delle carte in suo possesso. Molta, moltissima importanza è da fornire infine allo showdown. Si tratta dell’unica fase di un torneo competitivo in cui sarai certo del perché delle azioni avversarie, oltre che delle loro mani e del modo in cui esse vengono giocate.

Puoi immagazzinare queste informazioni per renderle punti a tuo favore nei round successivi, portandoti alla vittoria.

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